Il giudice sul mulo Periodico perenne di linguaggi letterari.

sabato 29 maggio 2010

Lost ending

di Nepomuceno Sadda

Attenzione: per i pochi che ancora non hanno visionato l'ultima puntata di Lost. Questo scritto contiene spoiler.

“Beh dai scusa, c'è un filo di razzismo nel finale...”
“Che intendi?”
“Perché in chiesa non ci sono Ana Lucia e Mr. Eko? Walt e Michael? Quelli che si salvano sono quasi tutti bianchi e belli...”
“Ah sì, e Rose? E Sayid Jarrah? ”
“Sì ma, io parlo per sensazioni... e poi perché in chiesa? Perché non in un tempio buddista? In una moschea?”
“Sono americani. Gli sceneggiatori, dico.”
“Potevano salvarsi in un Mac Donald. O magari in uno dei fast-food di Hugo...”
“Sì, però... andare in Paradiso puzzando di pollo fritto... non ci sta.”
“Non ci sta no, è vero... però scusa a te è piaciuto il finale?”
“Sì, tutto sommato... tu pensa se usciva una cosa tipo la penultima puntata... quella con Jacob davanti al fuoco...”
“Bruttissima.”
“Sì guarda... girano l'Isola per mesi e mesi, poi spostano una frasca e dietro c'è Jacob che gli dice che sono lì perché sono uomini soli... uomini soli come quelli cantati dai Pooh...”
“Che poi a volte ci vogliono due giorni per attraversare l'Isola, a volte venti minuti...”
“Beh, anche Milano è così... tu prova a farti Bisceglie-Lambrate in auto il lunedì mattina e poi prova la domenica in tarda serata...”
“Vero. Però non mi hai detto se ti è piaciuto?”
“Andare da Bisceglie a Lambrate il lunedì alle otto?”
“No, il finale.”
“Beh, dicevo... è un finale strappalacrime che serve per compensare con le emozioni il fatto che non ti spiegano nulla.”
“Appunto.”
“Riflettici. Non era possibile spiegare, Lost negli ultimi quattro anni è diventato un cocktail di fantascienza, mitologia, scienza, fede e occultismo. C'era tutto, tutto: la statua con quattro dita, i viaggi nel tempo, l'elettromagnetismo, gli spiriti maligni, le vite parallele, la bomba atomica, le guarigioni miracolose, il fumo nero, il giapponese nel tempio, la luce eterna, la botola, 4, 8, 15, 16, 23, 42, il cane Vincent eccetera eccetera....”
“Il cane Vincent non è un gran mistero.”
“Un cane che viaggia nel tempo e sbuca dai cespugli sempre nel momento più opportuno?”
“Hai ragione.”
“La verità è che qualunque finale non sarebbe stato all'altezza. Anzi, Lost non necessitava di un finale... dovevano sospenderlo... e lasciarci in attesa di una conclusione... in eterno. Gli sceneggiatori avevano già raggiunto il loro scopo: fidelizzare un pubblico vasto ed eterogeneo per sei anni inventando una serie dove ad ogni mistero si risponde con un mistero senza mai venire a capo di nulla.”
“Invece Jack salva l'Isola, Hugo e Ben restano, gli altri tornano e Desmond forse torna dopo.”
“Un finale aperto.”
“Mmm?”
“C'è spazio di manovra per lanciare gli spin off. Ad esempio una serie su Kate milionaria...”
“Kate milionaria?”
“Kate si è beccata il risarcimento per il disastro del volo Oceanic 815. E ora si becca il risarcimento per il volo Ajira.”
“Fortunella.”
“Ci sta anche uno spin off nel quale Sawjer e Miles indagano il soprannaturale a Miami.”
“Miami?”
“Sì, una città spettrale, oscura. Per finire una serie con la vita di coppia di Hugo e Ben sull'Isola. Ben e Hugo. Hugo e Ben. Io e te. Te e io. Non arriva mai nessuno. Abbiamo lasciato che Desmond se ne andasse via. Io e te. Te e io. Non c'è più il fumo nero che almeno era un po' vitale. Che barba che noia che barba che noia. Una serie che potrebbe riciclare le battute da Casa Vianello.”
“Bella idea.”
“Ho già pensato il finale. Uno muore e l'altro al funerale viene baciato da un premier.”
“Che battuta terribile, dai, terribile. Non ti fermi nemmeno di fronte alla morte.”
“Beh, nemmeno il premier.”
“Già.”

sabato 8 maggio 2010

E' tutto quello che posso fare

di Ezechiele Lupo

E' tutto quello che posso fare
Dimenticarti per un battito di palpebre
Un battito saltato del mio cuore
Un battito di ali blu e nere

E poi riprende tutto come se
gli occhi non si fossero mai riposati
Con le dita appiccicose del tè rubato
Ma non rubato a te

Di te vorrei rubare la schiena, la pancia
E i polsi

Come quando con pollice e indice
il mio polso conduci e misuri.

lunedì 3 maggio 2010

Officina

di Ezechiele Lupo

Due giorni da raccontare
Calano il velo sulle sconfitte
Imbrigliato e deriso è il cuore dell’uomo
Che confonde uno sguardo con un regno

E ce ne saranno ancora di tavolini
Di divanetti, di bar all’imbrunire
E ogni giorno si ricomincia
Si scava nel vuoto e nel pieno

Più spesso nel vuoto, mentre
la terra invisibile pesa come litri di fatica
Quando arriva la vita e passa la paura
Si combatte sul campo delle certezze

L’Officina del cuore e delle bici
Rimane aperta fino alle sette e trenta

Ma che pena tenere saldo il manubrio senza mani.


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