Il giudice sul mulo Periodico perenne di linguaggi letterari.

sabato 14 giugno 2008

La leggenda del deus ex machina

di Milady

Si narra che ogni uomo abbia diritto una volta nella vita a un consiglio dall’alto. Per l’eccezione che conferma la leggenda ecco la storia di un uomo che di consigli ne ebbe due.
Nella Sparta senza fronzoli di Licurgo viveva un giovane calzolaio di nome Polistrate.
Faceva il suo lavoro con passione, sfornava sandali che erano una meraviglia, non seguiva la moda, la creava. Probabilmente i suoi calzari non piacevano a Cupido, che un bel giorno decise di farlo innamorare della bella Crisalide. “Bella? Superlativa, magnifica, divina irrangiungibile, maestosa!” Così Polistrate gridava a tutti quelli che citavano la sua amata come “la bella Crisalide”. Perse molti clienti in quel periodo e si beccò anche un paio di denunce per aggressione verbale ingiustificata. Passava il suo tempo a disegnare cuori rosso porpora su tutto quello che gli capitava, le mandava lunghe lettere melense: fu il primo ed ultimo Spartano ad usare la rima cuore amore otto volte nella stessa frase, ma Lei non lo degnava di uno sguardo. Intanto i mesi passavano, la cotta no. Un bel giorno mentre camminava per le vie del mercato planò davanti a lui con grazia un bimbetto riccioluto che gli disse candido: “hai provato con le rose? le donne le adorano.” Detto questo gli strizzò l’occhio, si tuffò in un cespuglio di acanto e sparì. Il nostro eroe partì di corsa verso il fiorista. “Rose! rose!! rose!! presto me ne dia dodici, anzi no trenta, anzi tutte quelle che ha...”, “eh giovanotto, coi tempi che corrono...” rispose l’anziano fiorista senza staccare gli occhi dalla pergamena che stava leggendo, “vedi io le rose te le darei volentieri ma Licurgo la settimana scorsa le ha bandite. Posso farti un bel bouquet di cardi e felci di montagna se vuoi”. Ma Polistrate stava già correndo verso le porte della città. Corse e corse senza fermarsi fino ad Atene, alla volta della bottega Pollice Verde. “Rose, rose!” gridò una volta giunto lì col poco fiato che gli restava. Un commesso dall’aria untuosa gli mise una mano sulla spalla: “Niente rose purtroppo. La siccità ha fatto fuori il raccolto. Ultimamente vanno molto i cactus, anzi oserei dire che il cactus è la nuova rosa. Mai sentito il proverbio: non c’è cactus senza spine?” Il povero calzolaio disperato stava già seriamente pensando di comprare un cactus quand’ecco che dal camino planò con grazia il solito putto boccoloso che lo apostrofò scocciato: “Non pensarci neanche. Ho detto rose!” e si tuffò in un vaso d’edera.
Polistrate battè tutta la città palmo a palmo ma di quei maledetti fiori nemmeno l’ombra. Sfinito entrò in un teatro. Erano in corso le prove di “Tempesta di passioni” commedia musicale del grande regista Euripilo. Il maestro, noto in tutta la Grecia per il suo genio e in tutto il mediterraneo per i suoi nervi instabili, stava appunto dando prova della nevrosi artistica che lo contraddistingueva. “Un disastro! un artista del mio rango costretto a lavorare con incompetenti!” gemeva aggirandosi freneticamente per il palco tra attori e assistenti, “questa scena finale è un insulto alle muse, agli dei, alle parche!” Lo sforzo dei presenti di non fargli notare che il finale l’aveva scritto lui come tutto il resto della commedia era enorme. Un particolare catturò l’attenzione di Polistrate: un vaso di rose campeggiava a latere del sipario. Approfittando della confusione generale si avvicinò con cautela senza farsi vedere, ma proprio mentre tendeva il braccio per afferrare il prezioso bouquet, Euripilo si accorse della sua presenza. “Fermo lì! chi diavolo sei? chiamate la sicurezza!” “Signore mi lasci spiegare... ho bisogno delle rose...” supplicò il giovane. Euripilo lo guardò con diffidenza “Rose? vuoi dirmi che non sei un fan?” “Beh veramente no...” “Non sei qui per un autografo? Un bassorilievo di me con in braccio uno dei tuoi nipotini? Una mia ciocca di capelli da tenere come reliquia in soggiorno?” “No..” “Ottimo”, dichiarò il maestro “odio i fan, odio i nipotini e sono molto geloso della mia chioma. Dimmi quindi cosa vuoi per la grazia di Bacco e levati dai piedi”
Polistrate cominciò il racconto: “Un dio o qualcosa del genere è sceso dall’alto e mi ha consigliato di regalare delle rose alla donna che amo...” ma già Euripilo non lo ascoltava più “Un dio che scende dall’alto... geniale! geniale! questo è il finale adatto! un dio che scende dall’alto e dice al protagonista cosa fare. Non so come ho fatto a non pensarci. Giovanotto” eclamò rivolgendosi al calzolaio “tu hai delle doti e io farò di te una star!”
Quando ormai la tiepida primavera lasciava posto all’estate, Atene si affollava di gente da ogni provincia della Grecia per la prima di “Olio profumato per capelli”, la nuova commedia musicale firmata Euripilo. Musiche frizzanti, cast d’eccezione e come aiuto regista il nostro Polistrate. Il grande giorno dopo aver debitamente sedato il maestro in preda a quella che si dice in gergo tecnico “isteria registica da prima assoluta”, l’ex calzolaio si godeva lo spettacolo da uno sgabello di fianco al palco. E mentre il coro cantava “era estate fuori cittàààà, era estate un attimo faaaaa...” vide in terza fila Crisalide che gli sorrideva agitando un fazzolettino bianco.
Se giudicate troppo frivola questa fiaba siete autorizzati ad aggiungerci un’epidemia di peste, un lazzaretto e una bella squadra di turpi monatti.
Se state pensando che Crisalide era in fondo una sciocca superficiale per essersi accorta di Polistrate solo a successo raggiunto, posso dirvi che comunque lui l’ha lasciata dopo una settimana.
Se invece volete una morale potrebbe essere questa: mai regalare cactus alla propria amata. Con o senza spine.

2 commenti:

De Winter ha detto...

Eheheh...molto divertente e piacevole. Le piace Benni, per caso, Milady?

Milady ha detto...

Ehi grazie! Mi aspettavo fischi e pomodori per questo branuncolo. Quanto a Benni, spettabile Mrs De Winter, non è la prima persona che mi pone questa domanda; purtroppo non ho mai letto niente di suo.Ho però visto uno spettacolo teatrale scritto da lui dal titolo "La misteriosa scomparsa di W" e devo dire che mi ha appassionato.
Cordiali saluti