Il giudice sul mulo Periodico perenne di linguaggi letterari.

giovedì 11 ottobre 2007

Espiazione

di C. Lavezzi

Infrangi il sogno di tremila giorni
E a quarant’anni aspetti la fuga
In quarant’anni le vite si dileguano
In quarant’anni il pulcino muore

L’insetto nell’ardere del fiammifero
Si distingue per grazia, stile ed eleganza
Vola sapendo di non volare
E di notte si getta da solo nell’inferno

Mi dici che è successo?
In quarant’anni avresti pesato le parole
Le parole d’amore aspettano tremila giorni

Intatta rimane la forma del monte
In quarant’anni il pulcino rinasce
Mille e novantasei micidiali anatemi di felicità

11 commenti:

Anonimo ha detto...

ho apprezzato la lirica ma non credo di aver colto appieno il suo senso profondo...l'autore se la sente di disvelarmi le sue intenzioni?

L'autore ha detto...

Ma fatevi un po' i cazzi vostri!
L'autore non si presta certo a semplicistiche decodifiche della sua ispiratissima opera ad uso del popolino gretto e minuto...

L'autore

Anonimo ha detto...

è così sicuro l'Autore di non appartenere al popolino gretto e minuto che tanto ama denigrare? In caso affermativo, buona permanenza nella sua torre d'avorio.

L'autore ha detto...

L'autore appartiene a quello stretto novero che scelse, dolorosamente, di incamminarsi lungo l'erta via della conoscenza e della verità...questo lo distaccò sin da subito dalla grevità del popolino, del quale lei, caro anonimo anoninimo, mi dispiace molto dirglielo, appartiene in maniera inequivocabile.
E poi, caro anonimo, non si accorge della grave contraddizione in cui incappano le sue scontate e vendicative parole?
Ordunque se io son in una torre d'avorio, caro lei, è perchè ho abbandonato la volgarità del sentire comune...Se fossi immerso nella gretta quotidianità di cui si pasce il popolino (e lei tra esso), bene, non sarei certo in una torre d'avorio, ma in quello squallido letamaio, in quel sozzo lupanare in cui affonda la gente come lei.
Continui così: in questo mondo che ha perso il ben dell'intelletto e della ragione, la gente come lei di strada ne fa parecchia...ma a che prezzo!
Ossequi distaccati e con malcelato biasimo

L'autore

Anonimo ha detto...

Non c'era alcuna contraddizione nella mia domanda...temo che il suo rapporto con la logica non sia proprio idilliaco...o forse deve solo leggere con più attenzione. Ma si sa, chi sceglie di incamminarsi solitario lungo l'erta via della conoscenza e della verità non ha tempo per le parole degli altri. Cordiali Saluti.

L'autore ha detto...

Sono sdegnato dalla presenza di persone d'animo sì plebeo in questo spazio.

L'autore

Anonimo ha detto...

Sono altrettanto sdegnato dalla presenza in questo spazio di persone così maleducate.

C. Lavezzi ha detto...

Il vero autore della lirica ha taciuto per vedere fino a quando si sarebbe protratta la farsetta. Ora interviene per invitare chi si spaccia per lui ad astenersi dal continuare la mistificazione, e soprattutto dall'utilizzare termini volgari di cui non si sente certo il bisogno.

Gabriele La Porta ha detto...

Lavezzi ha certamente ragione a risentirsi con il finto-autore...eppure (forse) non comprende la grande occasione che la comparsata del finto autore gli porge. Un'occasione che definirei transemaiuetica, la possibilità di una dialettica ontologizzante con l'alter-io, il proprio contrario materializzato in quell'ubiquità totemica e transeunte che rappresenta il web. E' la sfida dell'alterità in un continuum spazio-temporale trasformato dalla distonia epistemolgica della comunicazione intersoggettuale pura.
Non chiamerei in causa l'ermeneutica, anche se, entro certi parametri, si tratta di un quadro cognitivo-gnoseologico nuovo che azzera l'impostazione più triviale dell'oggettualità comunicativa come normalmente la intendiamo, ipostatizzando forme di soggettività scrivente completamente rinnovate da un'approccio concettualmente mutevole seppur liminale.
Solo che, e qui converrete con me, si tratta solo di un primo passo verso la verità. Si tratta insomma della conoscenza fine a se stessa, seppur denaturata in un contesto che ha perso ogni traccia di indagine teleologica o gnoseologico-epistemologica. Non della saggezza.
E questo problema metastrutturale, seppur declinato in forme solo apparentemente oggettivanti e meta-trascendenti, Lavezzi dovrebbe porselo.
Non si tratta di un'interpretazione euristica data per sempre a priori su un oggetto ontologicamente mutevole, ma solo di una libera osservazione che vuole inserirsi in un discorso in una certa misura già preconizzato dalla sua stessa struttura metatestuale.
In palio ancora una volta c'è il superamento della conoscenza fine a se stessa. E il raggiungimento della saggezza. Quella con la s maiuscola.

Norberto Giffuri ha detto...

Qui va sempre peggio. Prima il finto Lavezzi che insulta a destra e a manca e adesso un altro che fing di essere Gabriele la Porta. Ci manca soltanto qualcuno che finga di essere me e poi siamo al completo.

Norberto Giffuri quello vero (forse) ha detto...

siamo proprio caduti nell'ubiquità totemica e transeunte che rappresenta il web...caduti con un doppio salto carpiato e oplà