Il giudice sul mulo Periodico perenne di linguaggi letterari.

domenica 18 gennaio 2009

Ti rinfresco la memoria - seconda parte

di Ezechiele Lupo
Luca e Paola attraversarono l’immenso parcheggio, ancora ghiacciato per la neve caduta in quei giorni, fino a raggiungere la loro auto. Entrarono in silenzio, ognuno pensando alle cose da dire.
“Comunque è bello, no?” attaccò lui con entusiasmo molto studiato.
“Cosa?”
“Come cosa? Il camper. Cioè sembra davvero la coperta di una barca, molto elegante. E poi c’è un sacco di spazio, non credevo. Molti camper sono angusti, stretti, con luci un po’ soffocate. Insomma se fai una spesa del genere devi puntare a questi livelli: perché comunque devi vivere lì dentro magari anche un mese…”
“E quando mai abbiamo fatto vacanze di un mese?” lo interruppe lei guardando la strada sempre più buia attraverso il parabrezza.
“No, dico per dire: devi pensare in prospettiva, a lungo termine. Non si può comprare una cosa, che poi tra due anni non ti trovi bene, sei scomoda ad usarla per lunghi periodi.” rispose lui già presentendo quella lieve sensazione di inquietudine che era portato da sempre a reprimere.
“Mah… se lo dici tu…” disse Paola abbassando il parasole e aprendo lo specchietto per guardarsi.
“Mamma mia quanto sono brutta!” continuò scossa da un nervosismo lamentoso.
Luca le prese subito la mano sinistra e le disse: “Non è vero, non mi sembra proprio: sei bellissima, stai benissimo.” Ma tanto sapeva che era inutile, tuttavia doveva farlo, non poteva lasciare nulla di intentato.
“Grazie, ma non mi sembra proprio: oggi sono proprio brutta.” concluse chiudendo lo specchio del parasole. Poi svicolò dalla presa di lui e si mise a fissare il buio.
Per un po’ rimasero così. Lui non aveva nemmeno acceso la radio: sapeva bene che non ci sarebbe stata l’occasione per ascoltarla. Ora il problema era: continuare a parlare come se nulla fosse, come se lei fosse pronta ad interloquire e a trovare una soluzione per l’acquisto del camper, ricevendo in cambio mezze risposte molto poco costruttive, o, bensì, mettere subito le carte in tavola, farla sfogare, innervosirsi e non parlarsi per tutta la serata?
“Certo anche con lo sconto la cifra è forte…” fece Luca per farle capire che non era scemo, che intuiva bene la fonte del malumore, che anche lui vedeva grossi problemi, senza rinunciare però al suo ottimismo della volontà.
“Ma Lu, ancora ci stai a pensare? Scusa ti sembra minimamente realistico prendere in considerazione una cifra del genere? Prima di tutto non ce li abbiamo quei soldi, intendo materialmente. Dove sono? Non so, hai un conto segreto di cui non mi hai parlato?”
“Ma figurati… comunque dicevo così tanto per parlare…”
“Eh sì, tanto per parlare: non voglio parlare. Non capisco nemmeno perché ci siamo andati in quel posto infernale, di sabato pomeriggio, pieno di gente, con ‘sto freddo e le strade ghiacciate.”
“Ci siamo andati perché pensavamo, ti rinfresco la memoria – lei fece una smorfia e disse a bassa voce gne gne ti rinfresco la memoria – sì, sì, ti rinfresco la memoria, perché mi sembra che tu non ti ricordi che abbiamo deciso insieme di andarci. In fondo, oltre la spesa iniziale, che, non sono scemo, è pesantissima, tutto sommato, sul lungo periodo, ci potrebbe far risparmiare. Non avremmo più bisogno di prenotare alberghi costosi o affittare a prezzi folli case al mare; con un camper si potrebbero anche fare viaggi molto lunghi, potremmo agevolmente fare quel giro che volevi, lungo la via che porta ad Istanbul, in poco tempo e risparmiando, e poi con gli amici divideremmo i costi di benzina, autostrada e tutto il resto.”
“Allora dai compriamolo – Paola cominciò ad alzare la voce – dai su, torna indietro e blocchiamolo: non vorrei mai che ci fosse un’altra coppia di giovani precari in affitto, con la voglia matta di spendere 45000 euro per andare in Turchia con un cazzo di camper!”
“Ma non sto dicendo di prenderlo: dico solo che pensandoci, magari con calma, potremmo trovare una soluzione: certo che se bisogna partire da questo presupposto…”
“Luca: penso che tu sia completamente fuori dalla realtà. Chi ce li dà quei soldi? Come facciamo a mantenerlo? Non abbiamo nemmeno un box.”
“In strada. Che problema c’è? Tanta gente lo fa: non vedi mai camper parcheggiati?”
“No mai.”
“E qui ti sbagli: davanti a casa di Lorenzo? Eh? Eh? Ah non rispondi, ti ho colto in fallo. E che non sia un’allusione erotica per il dopocena.” Luca si voltò sorridendole e le carezzò il viso indurito. Paola non rispose, ma nemmeno si sciolse. Dopo un po’ Luca se ne venne fuori con una proposta: “E se chiedessimo un finanziamento?”
Paola scosse la testa e tentò di mantenere la calma, ma la sua voce sussultava come stremata:
“Ma che dici? Ma stai scherzando? Luca davvero… un finanziamento? Ma come pensi di ottenerlo? Hai un contratto trimestrale che non si sa se tra un mese ti rinnoveranno. Non li danno i finanziamenti ai precari. Basta, basta davvero: Luca dimentichiamoci questa storia.”
Paola si accasciò al poggiatesta e chiuse gli occhi.
Luca sapeva bene che non avrebbe dovuto più aprir bocca fino a casa. Ma quell’inquietudine che ormai gli spossava le braccia, i tentativi di restare calmo, di ragionare in quelle situazioni di contrasto, finivano per essere controproducenti: lo portavano sempre a dire qualcosa di troppo, forse perché in fin dei conti non accettava che vincesse il pessimismo della rassegnazione.
E chiudeva sempre col sostenere qualcosa di stupido ed irritante:
“Mah… non si sa mai… magari qualche banca ci farà credito, che ne sai? Ogni caso è a parte, non puoi dirlo a priori: poi non saremo precari a vita.”
“Sì bravo è vero: io non sono nemmeno precaria, sono disoccupata. Ma come ragioni Luca? Che prestito ci devono fare? Non fanno prestiti ai precari come te!”
“Ma che ne sai? Che palle con questo disfattismo, davvero. E poi così… si fa per parlare…”
Lei lo guardò sbarrando gli occhi e lui capì che già era esplosa.
“Fermati: fammi scendere.” proruppe Paola.
“Ma che dici? Dove vai? Vabbè dai non ne parliamo più, dai, non facciamo cazzate.”
“No. Basta. Fammi scendere, non ho voglia di stare qui, torno a casa da sola: fermati ti ho detto…”
(continua...)

4 commenti:

Il rabbino ha detto...

Sembra il dialogo di una soap opera di terza categoria!
A A A (da non considerarsi versi post coito) cercasi letteratura originale

Anonimo ha detto...

Ti saresti aspettato che due che vanno a comprare un camper, poi al parlassero di Damien Hirst? Oppure dell'angosciante peso dell'esistenza? Sarebbe stato più originale?

Anonimo ha detto...

quello che stavo cercando, grazie

Anonimo ha detto...

necessita di verificare:)