Il giudice sul mulo Periodico perenne di linguaggi letterari.

sabato 8 marzo 2008

E tu Siddharta

di Norberto Giffuri

Il salice dalla balza
quieto porgeva le sue fronde
al fiume - lo zefiro ancora
spira e desiste, agita e rinuncia,
nell'abbraccio dei rami -

e tu Siddharta
nella povera casa
cedevi il capo all'ultimo sonno
una lacrima
mossa dal rimpianto
tradiva l'inganno dei tuoi giorni

grande stolto saggio
solo allora sapesti:
soffoca la vita
chi uccide desiderio.

7 commenti:

Leo Sputazzotti ha detto...

Molto bella

Orcu Diaz ha detto...

Carpe Diem

James Lo Porco ha detto...

Io la definirei piuttosto cristallina...

Norberto Giffuri ha detto...

Vi ringrazio per i complimenti, sempre ben accetti.

Esaù Vongolacci ha detto...

Anche io la trovo decisamente riuscita, equilibrata tra le sue componenti didascalica e lirica. Una specie di catulliano carmen docto. Coplimenti.

Mike Maramao ha detto...

Molti congratulationi anche da me, from New York City, Us. Sempri leggi tui poemi e trovo veramenti fantastici, grandi forza, grandi energia metti in tutti tue parole, veramenti bravo.
Allora io volevo anche dedicare te per questo alcuni di mii versi più belli:

Everything's all right,
when you got so high,
but you'd better go to sleep
if you wanna rest your feet.

Ciao
Mike

Carluccio Pescematto ha detto...

Non vorrei fare il bastian contrario, ma io non trovo questa poesia di Giffuri niente di speciale. E' caruccia, intendiamoci. Ma è un po' esile, gracile, anche pacchiana in questo suo utilizzo ostentato di termini ricercati e desueti. Niente al confronto della lirica del grande Eechiele Lupo. Lui sì che riesce verso dopo verso a tenerci incollati alla progressione ritmica, sintatattica, semantica, epistemologica dei suoi componimenti. Quale tortuoso travaglio intellettuale, quale inesausta ricerca escatologica, s'intravede dietro i suoi piccoli gioellini. Gioiellini di rarefazione poetica, di ineguagliabile densità lirica . Davvero nelle sue composizioni giammai è possibile riscontrare una pecca, un difettuccio, un verbo che deroghi dalla quella perfetta impalcatura formale, quell'oliatissimo congegno stilistico che sono tutte le sue liriche. Parole, ritmi, vocaboli, tutto è perfetto. Financhè l'interpunzione, l'interiezione, la spesso preminente funzione fatica risponde inequivocabilmente ad un imulso alla prefezione totale dell'opera. Ah, ve ne fossero tanti di fini cesellatori della propria cristallina ispirazione come lei caro Ezechiele Lupo! Ah si... Invece no, procediamo a vista tra tanti scribacchini, impilaversi che si credono chissà chi solo perchè partoriscono ogni tanto qualche affettata lirichetta sui trascuribailissi moti del loro animo...Senza però avere quella profondità culturale, letteraria, metalinguistica, ermemeneutica, epistemologica, gnoseologica, teratologica e mi verrebbe quasi da dire taumaturgica che ha lei... Ah Ezechiele Lupo, dovrebbero dargli il Nobel a gente comwe lei...E guardi che no sto esagerando, no, no...