Il giudice sul mulo Periodico perenne di linguaggi letterari.

lunedì 17 marzo 2008

Prima lettera di Nepomuceno Sadda al Giudice sul mulo – La sindrome di Into The Wild

Caro Giudice,

Scrivo per raccontarLe di una chiacchierata e di una riflessione.

Ieri discutevo - tramite uno di quei catalizzatori di comunicazione che il fornitore del sistema operativo del nostro personal computer ci fa trovare installato indipendentemente dalla nostra volontà - con lo stimato Ezechiele Lupo: si parlava del più e del meno, forse più del meno che del più, ma fattostà che mi sono ritrovato a lamentare la mancanza di tempo libero in sede di lavoro; mancanza che, ahimé, si traduce nell'impossibilità dell'esercizio della bella scrittura.

Al che il valente Ezechiele mi ha rammentato che questa è diretta conseguenza della concezione di tempo libero che la società industrializzata ci ha imposto.

Cerco di esporvi il problema in pochi concetti essenziali: mi ripropongo di scrivere nei tempi morti sul lavoro, cioè la mia disponibilità alla scrittura è funzione della libertà che l'azienda mi concede. In definitiva sono entrato in un meccanismo nel quale sono fattori esterni a determinare i tempi del mio rapporto con la letteratura. In sostanza esercito la mia libertà di pensiero in gabbie temporali prestabilite a discrezione dei miei superiori. (E mi ritrovo dunque a dire che se avrò tempo scriverò di non avere tempo se l’azienda non mi concede tempo).

La discussione ha poi preso una piega piuttosto radicale: è accettabile in una società avanzata impiegare 40 ore settimanali in un lavoro retribuito, volto alla creazione di beni sostanzialmente superflui o che non saranno fruibili dal diretto produttore? Non sarebbe opportuno limitare a circa 15/20 le ore lavorative, e dedicare il resto della settimana ad attività di svago o socialmente utili?

Certo, la prima conseguenza di un tale sistema sarebbe una drastica frenata nel progresso tecnologico e scientifico. Una politica di "decrescita" è accettabile da una società abituata a riposare della calda bambagia dei beni superflui?

Ezechiele Lupo mi ha suggerito un'arguta definizione: "Sindrome da Into The Wild".
Abbandonare tutto, rifugiarsi nel panismo, risvegliare quel primitivo sentimento di coesione con la Natura seppellito da metri di cemento e silicio (non ho detto "cilicio", quindi Opus Dei, di grazia, abbassi quel frustino).

Poi ieri, prima di addormentarmi, ho riflettuto su quanto sia contraddittorio disquisire di natura selvaggia, in pieno Occidente, seduto davanti ad un pc.

La mia idea di natura è questa: una paesaggio bucolico, un tiglio secolare... ed io sdraiato all'ombra delle sue fronde con l'iPhone in mano.

E in quel momento ho realizzato: mi duole ammetterlo caro Giudice, faccio parte del sistema. E un po' mi piace.

Sono forse colpevole per questo? E se sì: qual è la mia colpa?

Cordiali Saluti,

Nepomuceno Sadda

10 commenti:

Orcu Diaz ha detto...

Il semplice fatto di non andare in giro ignudi ti fa stare dentro il sistema. Il semplice fatto di nutrirsi ("boicotta McDonald! Vai da Spizzico!"). Il punto è l'impossibilità di stare fuori dal cosiddetto "sistema" (come tra l'altro il film di Penn spiega bene, se lo si guarda attentamente). E quindi cosa fare? Non cercare di uscirne, ma cercare di cambiarlo in meglio.
Perché "la felicità non è vera se non è condivisa" (cito a memoria)

Frank ha detto...

Vedo che le discussioni fatte durante le cene di Vulcano si dimostrane proficue...Bella. -

Mike Maramao ha detto...

Ciao,
cari amici di giudice su mulo,io davvero contenti di leggere testo che parla di uno pezzo di mi cultura, di grandi film "Into the wild", straordinari movie di grandi Sean Penn. Film chi parle di mio paese,di Stati Uniti di America e anche parli di altri cose come progresso, nature, società e altri temi molti importanti come dice nostri grande amico Nepomucino Sadda. Io ancora una volta molto grato con voi, ma anche più perchè voi oggi aveti parlato di mio paese. E allora io ancora una volta vuoi dedicare a amico Nepomucino mii piccoli versi

Poor poor my friend Ronnie
'cause he's married with Connie
She's always angry and moody
and never gives him a goody.

Ancora questa volta io piacerebbi sapere per voi si piaceri questo mio piccolo poemi. Tanti saluto e ci vediamo presto.
M.

Alvise Cantaratto ha detto...

Una riflessione importante.

Franco Merdaroli ha detto...

Ma sa' che nun l'avrei detto, ma è forte 'sta roba? Ammazza' s'è forte...Se' gargliardo a 'Nepomuce, se' bravo, c'hai er corraggio de quello che dici. Me sa che de queli che scriveno qui se' uno de li mejo. Te lo dice uno che se ne intende de 'ste cose.

Micheal Visigoti ha detto...

Che idea di natura triste e penosamente piccolo-boprghese che hai, Nepomuceno...

Nepomuceno Sadda ha detto...

ti ringrazio del complimento, visigoti.

Jean-Jacques Puzzetti ha detto...

Caro Michael,
se l'idillio arcadico si vendesse a peso, credo che il nostro Nepomuceno se ne comprerebbe un paio d'etti al giorno come il prosciutto...

Leone Sbranadivani ha detto...

Ma sai, io credo che Nepomuceno abbia un'idea della natura a metà tra Linea Verde e le vetrine con gli animali impagliati del Museo di Storia Naturale...

Vincent Amaretti ha detto...

Putroppo c'è in giro molta mediocrità.